Ma Lombardo è ancora in sella?

Sforna nomine importanti, guida le riunioni di giunta, adesso revoca pure gli assessori. Il governatore dimissionario è più attivo che mai. Anche se c’è chi pensa che stia superando il limite

PALERMO – Il tema politico lo impiatta su Twitter il politico che meno può essere sospettato di antilombardismo preconcetto. Antonello Cracolici, capogruppo del Pd che negli ultimi anni è stato con Beppe Lumia il primo interlocutore di Raffaele Lombardo tra i democratici, scrive: “Il benservito a Vecchio crea sconcerto. Lombardo si è dimesso, dovrebbe smetterla di occuparsi di ciò che accade a Palazzo d’Orleans”. Una posizione non troppo lontana da quella espressa, con i toni bruschi che lo hanno sempre caratterizzato, da Andrea Vecchio, nella lettera aperta in cui qualche giorno fa, dopo le dimissioni annunciate da Massimo Russo, invitava il governatore dimissionario a non mettere più piede a Palazzo d’Orleans.

In effetti, malgrado le dimissioni, Lombardo continua a comportarsi da dominus, presiedendo le giunte e assumendo provvedimenti che per qualcuno non si conciliano alla perfezione con l’ordinaria amministrazione a cui dovrebbe limitarsi, buon ultimo l’atto di revoca delle deleghe a Vecchio, che Lombardo aveva nominato assessore appena tre mesi fa.

Proprio ieri, lo stesso Cracolici aveva pubblicato sul suo blog una nota in cui stigmatizzava l’iperattivismo della giunta e del governatore: “Questo governo non può continuare ad operare come se fosse legittimato ad agire nel pieno delle sue funzioni, dalle nomine di dirigenti a scelte gestionali di stampo politico. Fermatevi e non andate oltre l’ordinarissima amministrazione”, aveva scritto il dirigente del Pd, principiando la nota con un drammatico: “Se volete bene alla Sicilia, fermatevi!”. Lombardo non si è fermato. E dopo le ultime, discusse nomine (la più controversa quella di Luciana Giammanco a commissario straordinario dell’Irsap, nomina che l’assessore Venturi ha sottoposto all’attenzione degli organi inquirenti), ha revocato la delega a Vecchio, assumendo l’interim dell’assessorato alle Infrastrutture. E lo ha fatto, si legge a principio della nota dell’ufficio stampa, “nell’esercizio dei suoi poteri”. Una precisazione che suona tanto come un voler mettere le mani avanti.

Nell’ultima riunione di giunta, quella ad altissima tensione dell’altroieri, lo stesso Vecchio avrebbe contestato la conduzione della giunta da parte di un presidente dimissionario. Secondo una ricostruzione dei quotidiani dell’indomani, Lombardo avrebbe risposto di essere confortato da pareri di giuristi, che Vecchio a quel punto gli ha chiesto di mostrare, senza ottenere ciò che chiedeva. Un parere sulla questione era stato in effetti richiesto dalla giunta all’illustre costituzionalista milanese Valerio Onida lo scorso 31 luglio. Nella lettera, Lombardo, confortato dagli uffici e da una sentenza della Consulta, propendeva per un’interpretazione delle norme che permettesse al presidente dimissionario di svolgere attività di ordinaria amministrazione. Nella richiesta di parare all’ex giudice costituzionale, si poneva, tra l’altro, il quesito se il presidente dimissionario potesse conferire l’incarico di assessore. Una questione interessante e in qualche modo speculare alla fattispecie di oggi, ossia alla revoca della delega all’assessore Vecchio, che proprio in queste ore valuta gli aspetti legali della sua defenestrazione.

Al di là dei cavilli giuridici, il tema politico resta. E quanti speravano in un Lombardo che per qualche mese si avviasse in punta di piedi verso l’oblio, senza fare troppo rumore, avevano fatto male i conti. Ammesso che mai qualcuno si fosse illuso di una cosa simile.