Condannato a sei anni per tentata estorsione Ora è candidato con “Musumeci presidente”

di Accursio Sabella

-Placido Oteri è stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione per tentata estorsione, nell’ambito del processo riguardante la gestione del patrimonio del costruttore messinese Antonino Marino. “Ma non c’entro nulla – dice – sono rimasto impelagato in una storia incredibile”. Intanto, è in corsa verso Sala d’Ercole nella lista “Musumeci presidente” a Messina.

-PALERMO – In primo grado è stato condannato a sei anni di reclusione. Tra quindici giorni, però, potrebbe essere uno dei novanta nuovi deputati regionali. La storia di Placido Oteri è allo stesso tempo antica e recente. Affonda le radici alla fine degli anni ’90, e in una vicenda per certi versi un po’ strana. E giunge fino ai giorni nostri, in cui Oteri figura tra le fila dei candidati della lista “Musumeci presidente” a Messina.

Sei anni di reclusione per tentata estorsione. Questa la pena inflitta il 17 maggio del 2011 a Placido Oteri. Per gli amici “Dino”: “E di amici ne ho tanti – racconta – visto che per anni sono stato parte della società civile messinese”. È stato anche consigliere comunale, veramente, Oteri. Dove non t’aspetteresti oggi: “Ero nel Partito democratico”. Il Pd di Francantonio Genovese, per intenderci. Un’esperienza di qualche anno fa, adesso la svolta a destra.

La condanna a Oteri è legata, come dicevamo, a una vecchia storia. Alla fine degli anni ’90, infatti, scatta un’inchiesta sulla gestione del patriomonio di un imprenditore messinese, Antonino Marino. Una storia costellata da casi di usura e compravendite di immobili spesso con atti definiti “fasulli” dai pm. L’inchiesta scaturì nel ’99 da una serie di denunce presentate da Biagina Marino, erede di Grazia Visco, moglie del costruttore. La donna diventò vittima di alcuni strozzini e finì persino nelle mani di alcuni esponenti delle ‘ndrine calabresi della Piana di Gioia Tauro e della Locride.

“Ma io non c’entro nulla – spiega Oteri – sono solo rimasto impelagato in una storia assurda”. E l’assurdità della vicenda, secondo Oteri, starebbe nel fatto che la presunta “tentata estorsione” altro non era che un tentativo di farsi restituire “i 171 milioni di lire che avevo pagato ai Marino per un appartamento del quale non sono mai riuscito a entrare in possesso. Erano soldi frutto del mio lavoro, dei miei sacrifici”.

“Un processo sotto certi aspetto ‘strano’”, commenta anche il legale di Oteri, Enrico Ricevuto, “visto che in un altro troncone, che coinvolse ventuno imputati, la presunta ‘estorta’, Biagina Marino, è stata considerata poco attendibile: e gli imputati sono stati tutti assolti”.

Ma Oteri, evidentemente, è rimasto nel “troncone sbagliato”. “Anche un maggiore della Dia di Reggio Calabria che ha portato avanti parte delle indagini – racconta Oteri – mi ha definito una ‘parte lesa’. Quando ha saputo della condanna, ha iniziato a sbattere la testa al muro. Era incredulo. Come lo ero io. Mi hanno fregato i soldi e sono pure finito in tribunale. Sono solo una vittima”.

Ma adesso, l’orizzonte porta verso le elezioni, in una tornata elettorale contraddistinta dal richiamo a “liste pulite” e codici etici: “Il reato per il quale sono stato condannato – precisa Oteri – non prevede l’incandidabilità. E comunque, si tratta di una sentenza di primo grado, alla quale abbiamo già opposto ovviamente ricorso. In Appello la causa verrà discussa il 18 gennaio prossimo”.

Oteri è un capitano della Siremar, “navigo da 26 anni – dice – e ho sempre lavorato. Sono una persona onesta, ho quattro figli, e tutti mi vogliono bene”. Gli amici. Quelli che lo chiamano “Dino”. E che probabilmente voteranno per lui, in questa corsa verso Sala d’Ercole. Nonostante queella vecchia storia, tronata a essere così recente.