Abolizione Province: uno stop sulla linea dello start

PALERMO – La matassa continua a intricarsi. Hai voglia a tirare il filo della demagogia, delle dichiarazioni sensazionalistiche, quella si aggroviglia ancora, e ancora. Come Teseo nel labirinto del Minotauro,  anche Crocetta cerca di uscire fuori dal covo di un mostro per metà in bilico su pochi, stellati voti, per metà ancorato alle poltrone di un’Assemblea ogni giorno tristemente sull’orlo del baratro.  Ovviamente sano e salvo. Cerca di uscire, Rosario Crocetta, dal luogo in cui egli stesso si è infilato una domenica di tanto tempo fa, in cui ha voluto sbalordire l’Italia intera con il suo annuncio sull’abolizione delle Province. Era il lontano marzo 2013, e da allora il governatore ne ha fatta di strada, nei cunicoli bui del suo personalissimo labirinto, ogni angolo uno specchio, ogni specchio un nemico. Ieri i mafiosi con le loro minacce, oggi i franchi tiratori, domani chissà.. magari proprio il Minotauro in essere mostruoso ( o in persona, come preferite ).

Avrebbe dovuto essere il preludio di una Sicilia per la prima volta antesignana di un nuovo modo di fare politica; un’isola non più conosciuta solo per gli sbarchi clandestini o per l’arresto dei suoi governatori, le stragi, le minacce ai PM, ma per un “nuovo modello”, in cui contano le idee, i fatti.

Ma i fatti devono  necessariamente passare dai numeri  per potersi concretizzare. E l’unico fatto che ad oggi appare chiaro è che i numeri non ci sono. Voti favorevoli alla proroga dei Commissari delle Province ( istituiti dopo la dichiarazione – choc, con il disegno di legge n. 278, approvato il 20 marzo 2013 ) 32, contrari  33. La votazione è stata segreta, ma questa sembra essere una pura formalità dato che l’insofferenza viene palesemente manifestata anche all’interno della maggioranza. In molti non hanno votato, e ciò ha contribuito a far mancare la terra sotto i piedi al nostro governatore, che da lontano vede l’insegna luminosa “exit” ma non vuole raggiungerla, perché da nuove votazioni, in questo contesto politico, non vuole proprio passare. Così afferma deciso: “ Resto al mio posto”, ignorando l’invito dei 5 Stelle e del suo capogruppo all’Ars.

Restano “solo” 45 giorni di tempo per consegnare al voto la riforma, intanto i commissari, tranne che per le città di Catania e Ragusa, sono stati riconfermati, ignari spettatori dal destino incerto.

Sembra proprio che questo nuovo avvincente romanzo crocettiano sia destinato a finire.. dall’inizio. Senza fraintendimenti: all’interno troverete sicuramente le appassionanti avventure di capitan Saro, ma disgraziatamente l’ultima pagina coinciderà con la prima. L’antesignana vecchia Sicilia finirà con il subire le decisioni del nuovo che avanza ( ! ) magari in ritardo sulla loro attuazione. Uno sprint che si ferma alla linea dello start causa artrosi di tipo degenerativo.

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