Messina – Ancora un “soccorso speciale” nel mirino della procura palermitana

Dopo Marchese, quello di Interdonato, vicepresidente del Consiglio comunale della città dello Stretto , vicino al leader messinese dei Dr, Giuseppe Picciolo

MESSINA – La “casta” mantiene i propri privilegi, mentre la gente comune subisce le conseguenze spesso nefaste della mala-burocrazia? In Sicilia pare proprio che il sistema sanitario – nonostante le belle parole di ieri all’Ars dell’assessore Lucia Borsellino – non brilli proprio per i successi conseguiti, a fronte di una ingente spesa pubblica per la sanità, che costa alle casse regionali un bel po’ di quattrini.A proposito, come da copione le dimissioni della Borsellino, annunciate all’indomani della morte della piccola Nicole, sono rientrate senza colpo ferire, ma d’altronde, Crocetta l’aveva fatto capire subito che l’assessoressa sarebbe rimasta al suo posto. E intanto, dopo il caso della neonata morta nella vana corsa in ambulanza da Catania a Ragusa e quello del direttore del 118 che si è fatto trasportare in elisoccorso da Alghero a Palermo a seguito di un malore, scoppia un altro caso, che in queste ore sta suscitando ulteriori polemiche sul 118 siciliano. La vicenda è avvenuta nel giugno del 2013, ma si è appresa soltanto adesso: un giovane di 23 anni,Antonino Interdonato, oggi vicepresidente del consiglio comunale di Messina, aveva avuto un incidente in moto e aveva subito una botta al setto nasale. Il giovane politico è molto vicino al deputato regionale Beppe Picciolo, che sostiene la giunta Crocetta. Fin qui niente di strano. Ma ecco che, invece di essere operato a Messina, al pronto soccorso dove il giovane si sarebbe trovato in condizioni non gravi, nel nosocomio si è presentato il politico regionale in questione e dopo poco, il 23 enne è stato imbarcato in elicottero direttamente alla volta di Palermo. Potere della casta?

Secondo il deputato Picciolo niente affatto: il parlamentare nega, infatti, che l’elisoccorso si sia alzato in volo su suo interessamento, ma ammette di esser stato presente in ospedale: “Non sono parente di quel ragazzo, ma mi sono solo trovato, insieme ad altri amici in ospedale quando il giovane è arrivato in condizioni assai critiche. Quando sono giunto in ospedale, poi, era stata già presa la decisione di trasportare il ragazzo a Palermo. Io mi sono recato là in qualità di conoscente, di amico del giovane. Altro che malasanità, qui siamo in presenza di un caso di buona sanità”.

Non tutti però la pensano come il politico: a sollevare la questione è stato nelle scorse ore il sindacato dei medici ospedalieri Cimo, per bocca del suo segretario regionale vicario, Angelo Collodoro, secondo cui l’episodio sarebbe emblematico di come viene gestita la sanità siciliana: “Il paziente è stato trasferito con l’elisoccorso da Messina a Palermo – afferma il medico – nonostante ci fossero tre reparti di chirurgia attrezzati per l’intervento. E’ stato inviato a Palermo in codice rosso, ma non era da codice rosso, come da referto del 118 ‘Trauma non commotivo vigile’. Poi è stato operato in anestesia locale e ricoverato in un reparto di degenza normale, senza neanche la guardia medica. Se era un codice rosso come mai non è stato ricoverato in terapia intensiva? Il giorno dopo è stato sottoposto ad un intervento estetico di ‘rinoplastica’ e dopo due giorni dimesso”.

Come siano andati davvero i fatti lo stabiliranno i magistrati. E infatti, la procura della Repubblica di Palermo ha aperto un fascicolo. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Dino Petralia, è stata affidata a un sostituto che si occupa di reati contro la pubblica amministrazione e presto potrebbero venir fuori sviluppi ulteriori.

Per Crocetta, però, è tutto normale. Anzi di più: il governatore afferma, infatti, che si sia trattato addirittura di un “intervento umanitario”.

 

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