“Mio marito mandato alla sbaraglio”. Le accuse della moglie di Aurelio Visalli

La famiglia del sottufficiale della Guardia Costiera annegato a Milazzo durante un salvataggio vuole chiarezza: “Serve solidarietà concreta, incompetenze e lacune anche nelle ricerche”

MILAZZO (ME)-“Mio marito Aurelio Visalli è stato mandato allo sbaraglio solo con un salvagente”. In un’intervista rilasciata oggi al Corriere della sera, Tindara Grosso, moglie del sottufficiale della Guardia Costiera annegato sabato a Milazzo dopo aver messo in salvo due adolescenti, lancia accuse durissime:

“Non è morto per una fatalità, ma per l’incompetenza di chi l’ha mandato a salvare due ragazzi senza un giubbotto, senza funi, senza mezzi…”. E anche la cognata Francesca Grosso non usa mezzi termini: “Mio cognato, uomo razionale, conosceva il pericolo. Sulle motovedette, da Lampedusa alla Maddalena, ha partecipato a centinaia di salvataggi. Ha recuperato corpi in alto mare. Non è possibile che sia stato inghiottito da un’onda a riva. Ecco perché vorremmo parlare con i due testimoni”.

La donna si riferisce agli altri due sottufficiali mandati sulla spiaggia di Milazzo: “Due colleghi che non ci fanno incontrare. Arrivano ufficiali con alti gradi e facce compunte. Ma quando chiediamo di parlare con i due militari si chiudono le porte. Li hanno mandati tutti e tre a salvare gli scampati in mutande, lasciando le divise sulla sabbia, senza attrezzi, senza funi o giubbotti. Cosa sia veramente accaduto non vogliono dirlo”.

Della solidarietà arrivata dai vertici della Difesa e delle capitanerie i famigliari non sanno che farne.

“A noi serve quella concreta. L’unica cosa che chiediamo è di vedere i due ragazzi che erano con Aurelio. Anche se il loro comandante s’è lasciato sfuggire che “non potevano rischiare la vita per lui, facevano gli amministrativi”. A conferma dell’incompetenza. E sicuramente delle lacune anche sul piano delle ricerche andranno spiegate”.

La famiglia denuncia anche ritardi nelle ricerche.

“Usiamo pure questo eufemismo, come dicono gli avvocati. Sabato pomeriggio chi c’era in spiaggia e in acqua a cercare Aurelio? Tanti non hanno visto nessuno. Inaccettabile. Ecco perché pensiamo all’autopsia. Per capire se c’era invece la possibilità di salvarlo”.

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