La Resurrezione di Lazzaro in mostra permanente a Messina

-Dopo un restauro durato circa sette mesi, l’opera di Caravaggio torna definitivamente al museo di Messina.

-di Nino Caliò

-MESSINA-E’ stata presentata stamani, nel corso di una conferenza stampa la mostra de La Resurrezione di Lazzaro, uno dei più importanti dipinti eseguiti in Sicilia da Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, che si inaugura questa sera, alle ore 19, sarà proposta sino al 25 novembre, al Museo Interdisciplinare “Maria Accascina” di viale della Libertà.A conclusione di un restauro durato sette mesi all’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro del Ministero per i Beni e le attività Culturali di Roma, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, il dipinto torna permanentemente a Messina, esposto accanto all’altro capolavoro di Caravaggio: l’Adorazione dei Pastori.

 

 

L’opera di grandi dimensioni (cm.380×275) venne eseguita dal Caravaggio, durante la sua permanenza siciliana nella città di messina, fuggiasco dopo l’evasione dal Forte Sant’Angelo a Malta, dove era in attesa di giudizio per i gravissimi fatti criminosi in cui era stato coinvolto a Roma. La Resurrezione di Lazzaro, commissionata dal mercante genovese De Lazzari e destinata all’altare maggiore della chiesa dei padri crociferi, fu dipinta dopo la tela siracusana e consegnata nel giugno del 1609.Le due opere pervennero al Museo Civico a seguito della soppressione delle corporazioni religiose del 1866, da lì, dopo il Sisma, insieme al patrimonio della città recuperato dalle macerie furono trasferiti nella spianata a costituire i punti di forza, insieme alle opere di Antonello, delle collezioni del Museo regionale . A conclusione del restauro, l’opera è stata esposta a Palazzo Braschi sino al 15 luglio, nell’ambito di una mostra esplicativa dell’intervento, considerata uno degli eventi più importanti della Capitale. L’intervento si è avvalso della direzione scientifica di Caterina Di Giacomo, per il Museo Regionale di Messina diretto da Giovanna Bacci, e Daila Radeglia per l’I.S.C.R. diretto da Gisella Capponi e della direzione tecnica di Annamaria Marcone, che ha coordinato l’esecuzione affidata alle restauratrici Carla Zaccheo ed Emanuela Ozino Caligaris. L’intervento di questi mesi si inserisce nel progetto generale di revisione dei restauri eseguiti dall’Istituto a partire dagli anni cinquanta, per approfondire le ricerche e sciogliere le problematiche all’epoca irrisolte. Questo grazie all’evoluzione dei metodi e dei materiali da impiegare per la pulitura e al supporto di metodi analitici che nel 1951 non erano disponibili; elementi che hanno permesso di ottenere risultati e approfondimenti conoscitivi e di restituire leggibilità a quest’opera.Su questa tela, a pochi decenni dalla sua esecuzione, si erano infatti già riscontrati problemi conservativi. Un episodio – non è chiaro se reale o romanzesco – racconta che nel 1670 il primo restauratore, Andrea Suppa, accingendosi alla pulitura con semplice acqua, si trovò ad asportare del colore nero. Il restauratore, accusato dalla città di aver danneggiato il prezioso dipinto, morì di dolore. Comunque un capolavoro, la resurrezione di Lazzaro del Caravaggio, una tela di fortissima suggestione che mostra i personaggi dell’evento miracoloso serrati in primo piano su uno sfondo scuro che lascia immaginare l’ambientazione architettonica di una chiesa. Un Cristo che, con il volto in ombra e l’indice puntato imperiosamente verso il corpo di Lazzaro – ancora rigido e gonfio – ricorda la Vocazione di San Matteo nella Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, opera ispirata a sua volta al gesto della Creazione di Adamo di Michelangelo nella Cappella Sistina. La tristezza delle espressioni rimanda alla Deposizione dell’ultimo Tiziano, eseguita per la propria tomba: il volto centrale rivolto verso il Cristo, con la fronte aggrottata e la bocca semiaperta, racconta il miracolo nell’espressione di stupore. Due proiezioni indietro nel tempo, una consuetudine nelle opere tardive di Caravaggio che usava riutilizzare motivi compositivi del suo repertorio figurativo precedente.