Musumeci contro Crocetta e il PDL si ricompatta

Musumeci contro Crocetta. Una sfida difficile da immaginare fino ad un paio di mesi fa. Un ex-missino e un ex-comunista a confronto. Due storie simili, ma uno stile molto diverso.

Roboante ed istrionico il candidato di PD e UDC, incarna la sinistra dell’antimafia cresciuta nelle istituzioni. Della lotta al racket e al crimine organizzato ha fatto la sua armatura, capace di non scalfire i lineamenti della sua immagine. “Condannato a morte della mafia”, come ripete nei suoi comizi, Crocetta ha scelto la strada del dialogo per evitare una battaglia identitaria che, come ha dichiarato di recente, “è stata alla base delle sconfitte di Orlando, Borsellino e Finocchiaro”.  Autocandidato il giorno dopo le dimissioni di Lombardo, l’ex sindaco di Gela si è imposto prima al suo partito, il PD, di cui è parlamentare europeo, quindi all’UDC decuffarizzata di D’Alia, pronta a “fare la rivoluzione” insieme al candidato della società civile. Crocetta però non si ferma. Lancia segnali a Fabio Granata, attualmente candidato alla presidenza per FLI. E incontra Cateno De Luca. Una corsa che sembrava inarrestabile .

 

Pacato e metodico Nello Musumeci ha evitato con cura di imporsi. “Nessuna autocandidatura” dichiarava poche ore prima che Gianfranco Miccichè ritirasse la propria disponibilità per puntare sull’ex presidente della Provincia di Catania. Esponente storico della destra siciliana, è uscito da AN in contrasto con la gestione “centralistica” del partito, fondando Alleanza Siciliana che ha collegato con la Destra di Storace, mantenendo un profilo autonomo e diventando sottosegretario al Lavoro del Governo Berlusconi. Nei mesi scorsi la sua candidatura era stata avanzata da Adolfo Urso, ex PDL ed ex FLI rimasto nel centrodestra. Musumeci da allora ha tenuto un profilo basso, osservando l’evolversi della crisi del PDL sino a diventare il candidato capace di ricondurre ad unità il centrodestra. Dopo Miccichè, la soddisfazione di Saverio Romano, segretario del PID, e quindi la benedizione di Angelino Alfano, che di fatto ha stoppato la discussione in corso tra i maggiorenti siciliani del partito.Tutti attendono il pronunciamento del Nuovo Polo. Le forze vicine a Raffaele Lombardo rischiano la disgregazione di fronte alla discesa in campo di Nello Musumeci. Indisponibile a qualsiasi intesa il segretario regionale di Futuro e Libertà Carmelo Briguglio. “Oggi Musumeci è  la candidatura targata e nata nel Pdl, quale battistrada in Sicilia della sesta discesa in campo alle prossime Politiche di Silvio Berlusconi presidente –dichiara Briguglio. Per questo è per FLI una candidatura inaccettabile”.  Anche l’Api ha manifestato perplessità rinviando ad una valutazione collegiale. In realtà, dietro l’operazione Musumeci ci sarebbe anche Giovanni Pistorio, parlamentare nazionale vicinissimo a Lombardo, tanto che l’appoggio del Partito dei Siciliani, il nuovo MPA, è dato quasi per certo.Con l’esclusione dei centristi di D’Alia e dei finiani di Briguglio, il centrodestra siciliano si è ricompattato. E nel centrosinistra sta crescendo la preoccupazione. In molti lanciano appelli al terzo candidato. Claudio Fava però pare intenzionato ad andare avanti anche mettendo a rischio equilibri politici nazionali.  Resta poi l’incognita Leoluca Orlando. Il sindaco di Palermo sembra che voglia proporre un proprio candidato con l’obiettivo di cavalcare il  voto di protesta, ma soprattutto di raggiungere il 5% ed ottenere una delegazione IDV al parlamento regionale da far pesare sui futuri assetti del partito.