La doppia partita di Lombardo diviso tra Crocetta e Miccichè

Se scostate poco poco le tendine e date una sbirciatina dentro il cabaret Crocetta vi accorgete che il ballerino principe è sempre lui, eternamente lui, disperatamente lui: Raffaele Lombardo. Anche se vi apparirà sotto altre spoglie

di Giuseppe Sottile

-PALERMO-Se scostate poco poco le tendine e date una sbirciatina dentro il cabaret Crocetta vi accorgete che il ballerino principe è sempre lui, eternamente lui, disperatamente lui: Raffaele Lombardo. Ma non inorridite subito perché, tra questi specchi e queste cere, il mefistofelico governatore della Sicilia non vi apparirà mai con quel suo faccione sanguigno da mastro don Gesualdo né con quel baffetto obbliquo da campiere né con quel riportino da vecchio barbiere. No. Ad ogni giro di valzer, Raffaele Lombardo, meglio conosciuto come il dottor Jekyll, vi si mostrerà sotto una mascherina diversa. Troverete il suo baffo ben nascosto sotto la faccia, umidiccia e ben rasata di Giuseppe Lumia, senatore del Pd e Gran Regista del cabaret, che immancabilmente vi parlerà di antimafia. Di una particolare antimafia, ovviamente: quella che ha saputo magnificamente convivere per tre anni con un presidente della regione inquisito per mafia. Ma non disperate. Perché al prossimo valzer troverete Lombardo e la sua pellaccia da mastro don Gesualdo ben nascosto sotto la maschera tonda e rubiconda di Antonello Cracolici, una faccia da “vasa vasa”, che tra una giravolta e un casché vi spiegherà quella sublime teoria politica in base alla quale, per costruire in Sicilia un governo degli onesti é necessario baciare non solo il rospo che ha traccheggiato coi boss catanesi ma anche il codazzo avido e maleodorante degli avvocaticchi e dei faccendieri.

Altro giro altro valzer, ed ecco la terza mascherina. Ancora il cabaret Crocetta non l’ha ufficialmente ammessa, ma sarà questione di giorni e il Jekyll di Grammichele riuscirà a indossare pure quella: è una  mascherina lucida e mascellosa, la più pregiata del repertorio, capace di svolazzare sia nel gran teatro duro e puro dei giudici militanti che in quello morbido e voluttuoso dell’inciucio politico. E’ la mascherina di Massimo Russo, l’ambizioso magistrato che, senza investitura popolare e senza un voto, ha gestito per quattro anni in nome e per conto di Lombardo, il ricco feudo della sanità, un luogo del potere dove girano lobby e miliardi, dove si amministrano nomine e clientele e dove l’assessore può consentirsi ogni azzardo, anche il più impudente perché, se mai dovesse finire in difficoltà, troverà comunque il cinismo necessario per chiamare in sua difesa il sangue e la storia di Paolo Borsellino, povero Borsellino.

Guardatela bene la mascherina di Russo, e segnatevela a mente. Certo, la vedrete ancora per qualche giorno dietro la porta del cabaret con quella espressione piagnucolosa da piccola fiammiferaia costretta a chiedere l’elemosina di un posto in lista. Ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze: il Gran Regista ha già messo in calendario il coup de théatre e ha preparato nei dettagli la grand soirée in cui don Raffaele nasconderà, dietro la mascherina di Russo, il suo sorriso gelido di volpe argentata. Per il cabaret Crocetta sarà il trionfo. Altro che trasformismo. Sarà l’apoteosi del gioco delle tre carte.

Per rendervene conto, immaginate lo spoglio delle schede che i siciliani caleranno nelle urne tra il 28 e il 29 ottobre. Si conteranno i voti di Rosario Crocetta e si conteranno i voti di Gianfranco Miccichè, il leader di Grande Sud che, pur di affossare gli ex compagni del Pdl, ha apparecchiato un secondo e più originale cabaret dove – ha da passà ‘a nuttata in Sicilia, o no? – potrà esibirsi, senza maschera e senza travestimenti, l’altro Raffaele Lombardo, quello conosciuto come mister Hyde, che sotto la tenda di Micciché ha già trasferito parenti e pretoriani, dal figlio Toti al fedelissimo Giovanni Pistorio.

Il bello del cabaret Micciché è che il titolare non ha la spocchietta moralista di Crocetta. E non ha nemmeno la pretesa di scritturare stelle di prima grandezza o di trasformare il palcoscenico in un cenacolo per devoti del politically correct. Al cabaret del Gran Ribelle le porte si aprono per tutti, senza caramellose ipocrisie né callidi appelli all’onestà. Si aprono per reduci e combattenti, per lealisti e voltagabbana, per gregari e arrampicatori, per uomini di fede e uomini di mondo. Purché abbiano dieci, cento, mille voti da portare. Purché si vinca.

Già, ma chi vincerà alle fine delle danze: il garrulo Crocetta o il guascone Micciché, il sicilianista di sinistra o il sicilianista di destra, l’anima bella  o lo spaccone, il giustiziere che si vanta di avere fatto arrestare a Gela 900 mafiosi o l’impenitente che giura di non avere mai rinnegato la propria amicizia con Marcello Dell’Utri? Tranquilli. I candidati volteggiano, la danza andra’ avanti per altri 45 giorni ma non c’è partita: chiunque vince, avrà vinto Raffaele Lombardo. Il dottor Jekyll e mister Hyde.

Buona visione a tutti. E non dimenticate, alla fine, di chiudere le tendine: occhio che non vede, cuore che non piange.