Sicilia, riduzione delle province: ecco la proposta dell’Unione regionale delle Province siciliane

-di Nino Caliò

-PALERMO – L’istituzione di “Città metropolitane” per Messina , Catania e Palermo  . E’ il punto principale della proposta avanzata stamani a Palermo dall’Unione regionale della Province siciliane (Urps). Tale progetto prevede, tra l’altro, la riduzione da nove a sei delle Province della Sicilia e una riduzione del 50% della spesa per queste amministrazioni locali. Prevede anche la creazione di Conferenze permanenti dei sindaci e la soppressione di enti come gli Ato, gli Iacp e le Asi.
Una proposta – ha detto Giovanni Avanti, presidente dell’Urps e della Provincia di Palermo – che scaturisce da approfondite consultazioni con i tutti i presidenti delle Province, con numerosi sindaci e che ha avuto il contributo di esperti in materia di assetti istituzionali“.
Secondo la proposta dell’Urps, il numero degli assessori di ogni Provincia scenderebbe a 8, 6 o 4 a seconda del numero di abitanti e lo stesso accadrebbe per i consiglieri, che varierebbero tra i 25, i 20 e i 15.
Il principio dell’elezione diretta resta irrinunciabile secondo l’Urps, perchè “spetta al popolo scegliere chi governa le istituzioni“. Per quanto riguarda i comuni che ricadono nell’ambito delle Città metropolitane questi avrebbero solo competenze amministrative, mentre alle città in quanto nuovi soggetti spetterebbero compiti come la programmazione e gli interventi strutturali, e il coordinamento.
Secondo Avanti, “trasferire le loro competenze alle Province renderebbe tutto piu’ funzionale, favorendo la formazione di economie di scala a beneficio dello sviluppo economico e sociale del territorio“. La Conferenza permanente dei sindaci sarebbe poi un fattore di “governance multilivello, che assicuri uno stretto contatto tra istituzioni e cittadini“. L’organismo esiste gia’ nella provincia di Palermo dal 2008 ed e’ stata, secondo Avanti, “un’esperienza piu’ che positiva che consente di ragionare sulla base dell’interesse territoriale e non dell’appartenenza politica“.