Il Ponte non si farà? Il governo Monti fa dietrofront

-Il Cdm rimanda di due anni la decisione definitiva. Ancora una volta la storia del Ponte sullo Stretto va avanti tra annunci e dietrofront.

-MESSINA –Chi pensava che il governo Monti avrebbe messo la parola ”fine” alla storia del Ponte sullo Stretto di Messina rimarrà deluso. L’esecutivo non ha deciso lo stop, ma ha rinviato di due anni l’approvazione o meno del progetto definitivo dell’opera. Progetto in sospeso già da oltre un anno. L’obiettivo di Palazzo Chigi sarebbe quello di evitare di pagare la penale per la mancata realizzazione. L’esecutivo, nel frattempo verificherebbe la fattibilità tecnica della struttura e, in caso di parere favorevole, ricevere i finanziamenti da parte dell’Unione europea. Il Consiglio dei ministri di ieri ha pertanto deciso di ”prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni, i termini per l’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina al fine di verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità”, come si legge nella nota diffusa da Palazzo Chigi diffusa a mezzanotte. Eppure, durante il Cdm del 12 ottobre scorso, nella Legge di stabilità il governo aveva inserito la norma secondo la quale al Fondo per lo sviluppo e la coesione era stata assegnata ”una dotazione finanziaria aggiuntiva di 300 milioni di euro per l’anno 2013 per far fronte agli oneri derivanti da transazioni relative alla realizzazione di opere pubbliche di interesse nazionale”. L’allegato tecnico precisava che si trattava ”in particolare delle penalità contrattuali per la mancata realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina”. Durante il Cdm di ieri il governo avrebbe dunque trovato il modo di non incorrere in penali, almeno per il momento. La decisione di rinviare tutto di due anni ”è motivata – si legge ancora nella nota – dalla necessità di contenimento della spesa pubblica, vista anche la sfavorevole congiuntura economica internazionale, ed è in linea con la proposta della Commissione europea dell’ottobre 2011 di non includere più questo progetto nelle linee strategiche sui corridoi trans-europei. Solo tali opere, infatti, possono godere del co-finanziamento comunitario”. Se nei prossimi due anni non si giungesse a una soluzione tecnico-finanziaria sostenibile, scatterà ”la revoca dell’efficacia di tutti i contratti in corso tra la concessionaria Stretto di Messina Spa e il contraente generale (Eurolink ndr), con il pagamento delle sole spese effettuate e con una maggiorazione limitata al 10%”. ”Questa nuova procedura – spiega ancora la nota – dovrà essere accettata dal contraente generale tramite la sottoscrizione di un atto aggiuntivo al contratto vigente. In ogni caso, durante il periodo di proroga, previa deliberazione del Cipe, potranno comunque essere assicurati sui territori interessati interventi infrastrutturali immediatamente cantierabili, a patto che presentino una funzionalità autonoma e siano già compresi nel progetto generale”. Ancora una volta la storia del Ponte sullo Stretto va avanti tra annunci e dietrofront. Era stato il ministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture, Corrado Passera, nel giugno scorso, a dire che il Ponte sullo Stretto ”non è una priorità. Non c’è una scelta definitiva, io non lo considero tra le infrastrutture prioritarie a cui dedicarci”. Queste parole avevano lasciato spazio a coloro che, come le associazioni ambientaliste, chiedevano lo scioglimento della società Stretto di Messina, dal momento che, non dovendo più costruire il Ponte, aveva perso la sua ragione di esistere. Invece sarà il prossimo governo a sbrigare la faccenda. Eppure il mese scorso, Jacopo Giliberto, portavoce del ministro dell’Ambiente Corrado Clini, aveva smentito alcune voci su un nuovo avvio dell’iter per la realizzazione dell’infrastruttura dicendo che ”non esiste l’intenzione di riaprire le procedure per il Ponte sullo Stretto di Messina, anzi – aveva spiegato – al contrario, il governo vuole chiudere il prima possibile le procedure aperte anni fa dai precedenti governi, e per farlo deve seguire l’iter di legge”. Intanto dal 1981, anno dalla fondazione della società proposta alla realizzazione della grande opera, ad oggi, senza avere un progetto definitivo, sono stati spesi quasi 300 milioni di euro Al momento l’investimento complessivo per la realizzazione del Ponte è di 8,5 miliardi, mentre in precedenza era di 6,3 miliardi.