Ponte sullo Stretto. Firmato accordo ad Istanbul con i cinesi

-Lo ha annunciato l’amministratore delegato della società Stretto di Messina Spa Pietro Ciucci: “la società è operativa”.

-MESSINA –Fra indiscrezioni e smentite, pare ancora vivo il progetto per costruire il ponte di Messina. Idea che tuttavia era stata messa in “freezer” un paio d’anni fa: per quanto è dato sapere, a fine dicembre 2010 il progetto definitivo era stato consegnato dal contraente generale, Eurolink, alla Società Stretto di Messina. Dopo qualche lavoro preliminare, nessun passo avanti sostanziale, anche per via della recessione. Adesso, però, si fanno sotto i cinesi.

VOCI E DECRETO – L’amministratore delegato di Stretto di Messina, Pietro Ciucci, parla dell’interesse dei cinesi alla realizzazione dell’opera, tanto che sarebbe già stato firmato una specie di memorandum, una “conferma – dice Ciucci – di interesse del mercato che ora andrà verificato”. Inoltre, il Decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 2 novembre proroga di due anni i termini per l’approvazione del progetto definitivo: un provvedimento “apprezzabile – afferma Ciucci – che dà alla società Stretto di Messina un indirizzo chiaro. In questi anni,qualche mancanza di indirizzo c’è stata e la società s’è fatta carico di contenere i costi. Ora il Decreto dà la massima certificazione che la società è operativa e che il progetto deve essere sottoposto a uno scrutinio sia tecnico sia finanziario, permettendoci di andare sul mercato a reperire risorse”. Ecco il cuore della questione: le risorse. L’investimento massiccio può arrivare direttamente dalla Cina.

VERBALE – Ciucci ha spiegato che  che con CCCC (China Communication Costruction Company) “c’è un verbale fatto alla fine di un incontro a Istanbul in cui si afferma l’interesse a realizzare il ponte”. E oltre al grosso operatore industriale: ci sono anche il Fondo sovrano cinese, già incontrato dall’ex ministro Matteoli, la China Developement Bank e la China Bank. E se prima del Decreto nessuno era disposto a firmare – questa la tesi di Ciucci – un contratto in bianco visto, ora il Decreto “dà un percorso preciso tecnico-finanziario”.

COME SI EVOLVE? – Adesso, non resta che vedere se e come il potenziale interessamento dei cinesi (già manifestatosi per le autostrade Anas) si possa concretizzare. Entro il 1° marzo 2013, va stipulato l’accordo integrativo tra la Società Stretto di Messina e il contraente generale (Eurolink, di cui Impregilo è capogruppo). Entro 60 giorni dalla stipula, la Stretto di Messina deve presentare al Cipe il progetto definitivo. Quindi, ci saranno 540 giorni per trovare la miglior offerta finanziaria sul mercato e, se non si trova, si dà luogo alla revoca e messa in liquidità della società. Nell’ipotesi di revoca della concessione e di contratti, si prevede il pagamento delle prestazioni effettivamente prestate con una maggiorazione del 10%: il valore delle prestazioni progettuali fatte è di “80 milioni, di cui l’80% già pagato dalla società, e il 10% sarebbero 8-9 milioni“. Ma che succede se alla fine il Ponte non si fa? Tutti gli investimenti andrebbero cancellati dal bilancio di Stretto di Messina Spa e, senza indennizzi, tale cancellazione causerebbe una perdita con ricadute sul bilancio di Anas, che detiene l’80 per cento della società.

 Va considerato che finora il Ponte ha inciso sulle finanze pubbliche per 13 milioni di euro ma, considerato l’apporto di risorse di Fintecna, “il saldo sulle finanze pubbliche è persino positivo”, dice Ciucci. “Il ponte – ha concluso – è un progetto con una valenza strategica, un’opera importantissima che ci viene invidiato dalla comunità scientifica internazionale. L’impegno medio mensile è di 3.500 lavoratori diretti e di 900 indiretti e l’occupazione nella fase di punta è di 6.500 unità, di cui una parte importante in Sicilia e Calabria”.