Gresta: terremoti di quest’ intensità non sono una sorpresa

L’area dei Nebrodi potrebbe essere la zona di contatto tra la placca africana e la placca euro-asiatica che si avvicina ogni anno.

-L’area colpita dal terremoto registrato alle 8.50 di oggi sui Nebrodi è: ”una zona sismica, nella quale terremoti di magnitudo compresa fra 4 e 4,5 non sono certamente una sorpresa”, ha dichiarato il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Stefano Gresta. Secondo il geologo l’area dei Nebrodi potrebbe essere la zona di contatto fra la placca africana e quella euro-asiatica.  Il terremoto è stato abbastanza superficiale, a 10,1 chilometri di profondità, e ”a partire dal 31 dicembre – ha aggiunto Gresta – il terremoto è stato preceduto da scosse percepite a livello strumentale, di magnitudo intorno a 1, ed è stato seguito da alcune repliche di magnitudo inferiore a 3”. Sulla base della carta di pericolosità sismica, ha proseguito il geologo, il terremoto è avvenuto in una zona nella quale ”loscuotimento del suolo previsto è compreso fra 0,15 e 0, 175: non altissimo, quindi, ma nemmeno tra i più bassi”. Secondo gli esperti, a spiegare la sismicità dell’area colpita dal sisma è la sua posizione. L’area dei Monti Nebrodi potrebbe essere infatti la zona di contatto tra la placca africana, che spinge verso Nord-Est, e la placca euro-asiatica. “Non si comprende se si e’ giunti alla rottura finale della faglia o se il fenomeno e’ ancora in evoluzione’’ – per il geologo Carlo Tansi, dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) – non ci sono elementi per prevedere l’evoluzione della situazione dopo il terremoto nell’area dei Monti Nebrodi. negli ultimi anni  si sta assistendo ad una recrudescenza della sismicità in tutta Italia, con un chiaro incremento lungo la fascia di contatto fra la placca africana e quella europea’’.       E’ una zona molto estesa e dall’andamento curvilineo, ha spiegato, che si estende dalla provincia di Messina all’intera Calabria e al Pollino, percorre parte dell’Appennino fino alla zona dell’Aquila e alla Pianura Padana. In tutta quest’area la placca africana e quella euro-asiatica si avvicinano alla velocita’ media di 7 millimetri l’anno: ‘’elevatissima dal punto di vista geologico’’.  Lungo quest’area le rocce si deformano e si rompono lungo le faglie, dando origine a terremoti anche violenti. “A questi terremoti superficiali –  prosegue il geologo –  si sommano i terremoti molto profondi (fino a 700 chilometri), dovuti allo scivolamento della placca africana sotto quella europea”. L’ultima scossa delle 10 registrate fino ad ora è un terremoto di magnitudo 2.1, avvenuto alle ore 13.01 italiane, localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’Ingv nel distretto sismico Monti Nebrodi con epicentro tra Cesaro’, San Teodoro e Maniace, tra le province di Messina e Catania.