Girando per i Nebrodi – Abbazia di San Filippo di Fragalà

 

-di Nino Caliò

-FRAZZANO’ (ME) | Situato a 560 metri sul livello del mare si adagia sui fianchi della formazione calcarea che si congiunge piùa sud con le Rocche del Crasto. Dal fondo valle, il territorio si alza di quota presentando campagne ricche di olivi, vigneti, alberi da frutto, frammisti a lembi di antichi boschi come castagni e quercie. La fauna si presenta ricca e variegata, con specie di rettili, mammiferi, anfibi, insetti e vari tipi di uccelli.Il Monastero di San Filippo di Fragala e situato su una collina, a circa 3 chilometri dal centro abitato. Con la conquista normanna della Sicilia, il Gran Conte Ruggero d’Altavilla fece riedificare, in un luogo solitario del Valdemone il Monastero. Dedicato a S.Filippo di Fragalà d’Agira, il monastero fù ricostruito sui resti di un antico cenobio bizantino, fondato secondo una tradizione orale, da S. Calogero di Calcedonia nel 495 d.C.. Nelle pergamene normanno-svevo, il Monastero è denominato di “Fragalà”, di “Melitiro” e di Demenna”.Il nome di “Fragalà” deriverebbe dall’arabo farahallah, che significa “gioia di Allah”. L’altro epiteto di “melitiro” gli fu attribuito per la presenza, nei pressi del cenobio, di una zona denominata proprio “Melitiro”, abitata fino al 700 poichè fù abbandonata in seguito ad una rovinosa frana. Infine, il nome di “Demenna” si riferisce alla scomparsa città di Demenna che sorgeva nel Valdemone, nel terriorio di San Marco d’Alunzio molto probabilmente.All’arrivo del Conte Ruggero, l’Abate Gregorio e i pochi cenobitici che vivevano nel convento, si sentirono liberati dall’oppressione saracena. Nel suo testamento, infatti, l’abate ricorda le stragi e la schiavitù sofferte dalla Sicilia e come egli stesso “ebbe a patire orribili pene in quel santo monastero”. Durante il periodo normanno il convento di Fragalà conobbe la massima prosperità