Lettera aperta all’on. Rosario Crocetta, Presidente della Regione siciliana

di Bernardette Grasso

Ill.mo Sig. Presidente, nel testimoniare ancora una volta la mia personale intenzione e quella del mio gruppo di convergere su progetti inerenti a tutte le forme possibili di contrasto dell’attività mafiosa in Sicilia, soprattutto a quella che passi in qualche modo attraverso forme di complicità o di collusione con le Istituzioni, mi corre tuttavia l’obbligo di muovere alcune obiezioni sui metodi e sulla tempistica che Lei sta adottando. Intendo riferirmi in particolare a quella parte di attività che lei svolge, nominalmente nel solco della moralizzazione dell’Ente, che poi sfocia nei trasferimenti di massa, provvedimenti annunciati ed attuati sotto l’occhio impietoso delle telecamere, a fronte di scandali e di disfunzioni di alcuni settori dell’amministrazione regionale, che quindi hanno finito col consegnare immediatamente alla pubblica opinione i lavoratori trasferiti come i colpevoli di ciò che era avvenuto.12 (1) Questo metodo di “giustizia” sommaria non pare affatto giusto né dal punto di vista della salvaguardia dello stato di diritto in Sicilia nè dal punto di vista della ottimizzazione dei servizi, che poi è l’obiettivo principale che la Regione deve porsi. Questi trasferimenti non sembra che abbiano a monte un procedimento istruttorio interno (Commissione di disciplina) o esterno (iniziativa specifica dell’Autorità Giudiziaria), ragion per cui se tra i trasferiti ci sono lavoratori “non colpevoli”, è chiaro che costoro subiscono un danno secco e gravissimo, se invece vi sono soggetti che si sono macchiati di qualche mancanza, il trasferimento estingue il reato e possono andare a ricominciare da un’altra parte la loro attività.

Il trasferimento in blocco di interi segmenti della Amministrazione appare, peraltro,non solo  meramente “dimostrativo” ma insidioso rispetto alla efficacia e alla efficienza che ci si attende dalla burocrazia, in cui ogni vero “cambiamento” non può essere disgiunto dal riconoscimento del “merito”.

Comparti svuotati provocano un vulnus ingiustificabile senza procedure di garanzia, itinerari disciplinari, percorsi di concertazione e contrattazione sindacale.
Anche laddove i guasti e le disfunzioni sono evidenti, un acritico e discrezionale uso del potere ci espone al rischio ci contraccolpi di ritorno e boomerang.

In verità, l’encomiabile orizzonte della ottimizzazione dei servizi impone investimenti nel benessere organizzativo, nella riqualificazione del personale, nella valorizzazione delle professionalità. La continua formazione delle risorse interne alla Regione deve essere considerata come leva strategica degli obiettivi di sviluppo e crescita. Questa formazione potrebbe, per esempio, essere assicurata perfezionando convenzioni con gli Atenei Isolani, così ricchi di tradizione, immaginando non solo unilaterale richiesta di sostegno ma bilaterale scambio di esperienze onde favorire il contatto di giovani di talento, portatori di idee innovative e frutto di ricerche avanzate con uffici idonei a ritrasmettere informazioni utili per studiare, applicare e migliorare assetti, procedimenti, impianti, stili e linguaggi della nostra Pubblica Amministrazione.
Signor Presidente, richiama alle superiori riflessioni la Sua attenzione un deputato eletto in Grande Sud, una lista a sostegno della candidatura dell’on. Gianfranco Miccichè che con tutta evidenza non era per nulla incline ad assecondare prassi stantie, malcostumi inveterati, malaffari camuffati.

Tuttavia, la vita professionale, sociale, relazionale, familiare, in una parola la vita di coloro che non solo sono estranei alle deviazioni e alle distrazioni ma che sono anche bravi servitori dell’Amministrazione cui appartengono non può essere così vilmente svenduta.
Oggi abbiamo anche il dovere del loro riscatto scommettendo sul buon andamento dell’apparato e sulla trasparenza dell’operato possibile solo con focalizzazione della diagnosi e prescrizione della terapia.

On.le Bernardette Grasso, Grande Sud