Le onde dello Stretto fotografate dai satelliti

-Le immagini dei vari tipi di onde che si infrangono sulle coste dello Stretto, catturate dai satelliti che ne mostra morfologia e andamento.

-MESSINA – Lo Stretto di Messina è uno splendido braccio di mare che separa l’estremità nord-orientale della costa siciliana dalle coste meridionali calabresi, che rappresentano la parte finale del continente. Per i suoi aspetti morfologici, può essere rappresentato come una sorta di imbuto con la parte meno ampia rivolta verso nord, in corrispondenza della congiungente ideale di Capo Peloro (sponda siciliana) e Torre Cavallo (sponda calabrese). Man mano che si procede verso sud questo imbuto si apre gradualmente fino all’altezza di Capo dell’Armi (Calabria) e Capo Alì (Sicilia). Infatti le due aperture del canale hanno ampiezze assai diverse, che vanno dai circa 15 chilometri dell’imboccatura meridionale, tra Capo dell’Armi e Capo Ali, ai soli 3 chilometri dell’imboccatura nord, fra Torre Faro e Cannitello. Questo esteso braccio di mare, che si insinua per oltre 33 chilometri fra le coste siciliane e calabresi, separa il mar Tirreno dal mar Ionio. onde-stretto-1-nasa-624x300Uno degli aspetti più caratteristici dello Stretto è che esiste un perenne dislivello, di circa 27-28 cm, tra le acque dello Ionio e quelle del Tirreno, che diminuisce man mano che ci si avvicina al punto di contatto dei due bacini, ove naturalmente si annulla. Quando le acque del mar Tirreno, a nord di Capo Peloro, sono in fase di alta marea, quelle ioniche, a sud di Capo Ali, sono in fase di bassa marea. Lungo lo Stretto, cosi, si viene ad attivare un intenso “gradiente di marea” che tende ad essere colmato gradualmente, in media ogni 6 ore, con l’innesco di impetuose correnti di marea che possono raggiungere velocità davvero ragguardevoli in determinate occasioni. Quando l’alta marea è in atto sul basso Tirreno le acque tirreniche si riversano in direzione dello Ionio colmando tale dislivello. La corrente che si origina, in direzione nord-sud (da Messina a Catania), prenderà il nome di “Scendente”. Il flusso della “Scendente” ribalta la situazione, innalzando la superficie del bacino ionico che, raggiunto un determinato livello, tende a riversarsi nuovamente nel Tirreno attraverso la linea di Ganzirri e Punta Pezzo.

 In tal modo si inverte il processo e si viene a sviluppare una corrente contraria, definita “Montante”, che risalirà l’area dello stretto di Messina da sud a nord fino all’imboccatura nord di Capo Peloro, facendo straripare le acque ioniche sopra quelle tirreniche. Come è noto entrambi i flussi si manifestano gradualmente, non contemporaneamente in ogni punto, partendo dalle acque antistanti Capo Peloro ed estendendosi successivamente alle altre aree dello stretto, fino alla sua imboccatura più meridionale, lungo la costa ionica messinese, nel tratto che va fino a Capo Taormina. Oltre alle forti correnti di marea, già citate, lungo lo Stretto si generano delle intense correnti derivate dalle notevoli differenze di densità fra le acque tirreniche leggere superficiali che si sovrappongono a quelle ioniche più pesanti di fondo. L’incontro delle due masse d’acqua, la ionica e la tirrenica, determina l’insorgenza di una serie di fenomeni idrodinamici molto complessi che sono attribuiti all’instabilità dinamica che si viene a creare e che si disperde nelle ben note spettacolari manifestazioni di turbolenza. Questi “disturbi” della corrente possono presentarsi con uno sviluppo in senso orizzontale, con la formazione delle cosiddette “scale di mare” o “linee di taglio”, oppure in verticale, questo ad esempio è il caso dei “Garofali” e dei “Bastardi”, molto conosciuti e temuti dai pescatori locali.

Un altro fenomeno idrodinamico peculiare dello Stretto di Messina è quello delle poco conosciute “onde interne”, simili a quelle che si possono formare lungo le foci dei grandi fiumi (come il Rio degli Amazzoni) col cambio di marea. Le “onde interne” si creano quando uno strato d’acqua meno denso ricopre uno strato d’acqua più denso. In tal caso la superficie di discontinuità tra i due strati può divenire sede di “onde interne” molto lente ed ampie. Se tali onde hanno un carattere stazionario allora verranno definite “sesse interne”. A differenza delle normali onde prodotte dal vento la velocità di propagazione delle “onde interne” cresce notevolmente con la differenza di densità dei due strati sovrapposti. Sullo Stretto di Messina le “onde interne” si innescano ogni qual volta che le acque pesanti del mar Ionio si riversano di colpo sopra quelle più leggere tirreniche, in fase di recessione, tramite la corrente “Montante”. Ma “onde interne” di una certa importanza si possono verificare anche nel caso opposto in cui le acque tirreniche, più leggere, scivolano rapidamente al di sopra di quelle ioniche, più pesanti. Di solito queste particolari onde di discontinuità si formano in determinati punti dello stretto, specie nell’area compresa fra Torre Faro, Ganzirri, e vanno ad estendersi verso la parte centrale dello Stretto, dove tendono ulteriormente ad ampliarsi, aumentando sensibilmente la propria velocità di propagazione in direzione dell’imboccatura meridionale. Il moto ondoso, davvero singolare, che accompagna il cambio di corrente da anni è stato studiato da numerosi esperti di oceanografia provenienti da ogni parte del vecchio continente.

Dopo numerose osservazioni, anche tramite le preziose immagini satellitari, si è osservato che in alcune circostanze queste ondate possono rapidamente intensificarsi raggiungendo dimensioni davvero considerevoli se si somma l’azione di forti venti, paralleli alla linea di costa (sciroccate), che spingono un tipo d’acqua su un altro. Addirittura alcune di queste ondate sono state immortalate dai satelliti della NASA che da anni spiano i segreti di questi complessi fenomeni idrodinamici che rendono lo Stretto di Messina un esempio unico sulla terra. Nel passato lungo l’area dello Stretto di Messina si è osservato il veloce transito di treni d’onda veramente imponenti, alti anche più di 4-5 metri, che hanno dato molto fastidio alla navigazione marittima in transito sul braccio di mare fra Scilla e Cariddi. Simili fenomeni si possono verificare durante le impetuose “sciroccate” che periodicamente, fra l’autunno e l’inverno, investono con particolare intensità la zona dello Stretto di Messina, dove i forti venti da S-SE, in risalita dallo Ionio, si incanalano lungo la strettoia, fra Aspromonte e Peloritani, determinando una notevole amplificazione del flusso dai quadranti meridionali per il noto “effetto Venturi”. In queste condizioni, quando tutto il bacino dello Stretto è sottoposto a un forte getto d’aria dai settori meridionali, le onde di “mare vivo” generate dalla burrasca sullo Ionio risalgono il braccio di mare, da sud a nord, fino a giungere sull’estrema sezione settentrionale. Qui spesso può capitare che il moto ondoso proveniente da Sud, ossia dallo Ionio, viene contrastato in profondità dalla forte corrente “Scendente” (da nord a sud), che trasporta una enorme quantità d’acqua nella direzione contraria al flusso eolico. La forte corrente “Scendente” quando incontra la successione di onde di “mare vivo” sollevate dallo scirocco, nel centro dello Stretto, agisce come un freno in profondità che rallenta di colpo la velocità di spostamento del moto ondoso, modificandone la ripidità, la direzione di spostamento e l’altezza. Avviene quindi una sorta di “Sgambetto”, in profondità, che può portare le onde ad accavallarsi le une sulle altre, dando vita a una serie di giganteschi marosi, alti anche più di 5 metri, che tendono ad essere sospinti verso la direzione prevalente del vento.

Va specificato che nella maggior parte dei casi queste onde di “Sgambetto” possono essere deviate, di circa 45-60 gradi, rispetto alla direzione del flusso sciroccale che le ha originate. Ciò è da imputare all’azione di freno della “Scendente” che è all’origine delle brevi ma distruttive mareggiate da ostro e scirocco che nel periodo invernale possono flagellare, in modo improvviso e temporaneo (anche per 20-30 minuti), tutta la riviera di Messina, dai litorali della zona sud fino a Pace e S.Agata. Il treno di grandi onde, dopo aver preso un certo sviluppo, in condizioni favorevoli può estendersi anche al di fuori dello Stretto, sul bacino tirrenico, in presenza di forti venti da sud e sullo Ionio nel caso di sostenute correnti settentrionali, prima di dissiparsi verso il mare aperto. Un esempio su tutti è la grossa mareggiata del 26 Dicembre 2004 che cagiono innumerevoli danni alle strutture balneari dei litorali a nord di Messina, o la più recente mega sciroccata dell’11 Dicembre del 2008 (una delle più forti degli ultimi 10 anni), quando a Torre Faro si superarono i 120 km/h e in città si andò a oltre 111 km/h di picco (stazione A.M.).da Meteoweb.eu