Originario di Barcellona P.G. il capitano ucciso in un’attentato in Afghanistan

-L’attacco nella zona di Farah: tre feriti. Dalle prime ipotesi sulla dinamica, emerge una nuova tattica d’assalto: una bomba a mano dentro un “Lince”. È il 53° militare ucciso dal 2004 a oggi

-Un capitano del 3° Bersaglieri ucciso, altri tre militari feriti. Due di loro sono gravi. Preoccupano soprattutto le conduzioni di un maresciallo, “sottoposto ad un delicato intervento chirurgico”, secondo quanto riferito da fonti attendibili. È il bilancio dell’ennesima giornata nera per la missione italiana in Afghanistan.   Il ferito più grave è il maresciallo capo dei bersaglieri (8vo Rgt) Giovanni Siero, originario di Desenzano del Garda. Il capitano ucciso, del quale al momento non è stata resa nota l’identità, era nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) e viveva a Casamassima (Bari).  Gli uomini del nostro contingente sono caduti in quella che viene definita “un’imboscata”. Nel mirino un convoglio di mezzi del Transition Support Unit South, che viaggiavano incolonnati nell’area calda di Farah dove, si legge in un comunicato dello Stato Maggiore della Difesa, avevano “svolto attività di sostegno alle unità dell’esercito afghano”. Rallentando, in prossimità di un incrocio nei pressi dell’abitato della città, i Lince si sono quasi fermati. E’ a quel punto che è scattato l’agguato. Secondo le primissime ricostruzioni dei fatti, spuntando fuori dal nulla, un uomo che indossava abiti civili sarebbe riuscito ad avvicinarsi al primo dei veicoli blindati, lanciandovi dentro una bomba a mano, profittando del pertugio offerto dalla botola sopra la quale è posizionato il mitragliere sulla ralla girevole del mezzo.  L’altra ipotesi è che l’attentatore sotto mentite spoglie abbia attirato l’attenzione dei militari con uno stratagemma, segnalando una emergenza che avrebbe indotto gli italiani ad aprire lo sportello del Lince. A quanto pare il capitano ucciso era seduto – come d’uso per i capi convoglio – sul posto davanti, vicino al conducente.   Una fonte militare afferma: “Se confermata questa ricostruzione dei fatti, saremmo di fronte ad una novità, ad una pressoché inedita TTP, Technical-Tactical-Procedure” negli attacchi dei cosiddetti insurgents.  L’agguato e’ stato compiuto nel pieno della “fighting season” annunciata dai taleban a fine aprile: sta causando soprattutto vittime fra i soldati afghani, che ormai sono in prima linea in tutte le operazioni sul terreno. La scorsa settimana sono caduti 104 uomini delle forze locali. Ma i miliziani, sempre a caccia di azioni clamorose (come quella che ha ferito gravemente la funzionaria dell’OIM Barbara De Anna, lo scorso mese a Kabul) sono sempre pronti a colpire i militari dell’ISAF. Meglio se, come stavolta, con attacchi che, oltre a fare vittime, sono in grado di suscitare clamore.