DEPURATORE SOTTO SEQUESTRO A CAPO D’ORLANDO

L’operazione è stata condotta dagli agenti del Commissariato di Capo d’Orlando. Mare inquinato: lo ha stabilito l’Arpa

-CAPO D’ORLANDO (ME) –L’hanno battezzata operazione “Acque Pulite”. Gli agenti del Commissariato di Capo D’Orlando hanno dato esecuzione al provvedimento di sequestro preventivo dell’impianto di depurazione del comune di Capo d’Orlando. Il provvedimento, emesso dal GIP presso il Tribunale di Patti su richiesta del Pubblico Ministero di quella Procura della Repubblica, è scaturito da una complessa attività d’indagine che ha consentito di accertare numerosi reati ambientali e contro la pubblica amministrazione commessi da diversi soggetti. L’articolato lavoro d’indagine è iniziato nel luglio del 2012, quando una prima ricognizione via mare, in corrispondenza dell’impianto di depurazione di Capo d’Orlando, ha confermato quanto diversi cittadini della zona, turisti e organi di stampa avevano lamentato e segnalato. Il sopralluogo, documentato da riprese video, ha permesso infatti di accertare la presenza di una condotta sottomarina in resina del diametro di circa 40cm, collegata all’impianto comunale di depurazione e poggiata sul fondo, il cui sbocco era situato ad una distanza dalla battigia di 433 metri e ad una profondità di 9 metri. La macchia di liquame, generata dal copioso gettito di reflui fuoriuscito dalla condotta, si estendeva sulla superficie dal punto di origine verso est per circa 140 metri. Le irregolarità sulla gestione dell’impianto sono state definitivamente appurate grazie ad una verifica effettuata dai poliziotti, unitamente a personale dell’Arpa di Messina (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente), in data 31 luglio 2012, all’interno dell’impianto. Sono stati esaminati i differenti processi del ciclo funzionale, le acque in ingresso ed uscita dall’impianto, nonché i cumuli di fanghi derivati dal ciclo e depositati sul posto; si è provveduto inoltre a campionare, secondo i canoni stabiliti dalla vigente normativa, sia le acque che i fanghi oggetto di interesse. Con il decreto che dispone il sequestro preventivo del depuratore, il GIP ha nominato il custode giudiziario del bene incaricato di vigilare sul corretto funzionamento dell’impianto. Ha autorizzato inoltre l’utilizzo dell’impianto da parte dell’attuale gestore, nel rispetto di tutte le prescrizioni convenzionali e di legge e sotto la supervisione del custode.

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