I “barcellonesi” e il business del calcestruzzo: confisca da 20 milioni di euro

BARCELLONA P.G. (ME) – Una confisca da 20 milioni di euro è quella che stamane la Direzione Investigativa Antimafia, su previa richiesta della locale DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) tramutatasi in provvedimento emesso dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina, ha eseguito ai danni di due individui, Giovanni Rao e Giuseppe Isgrò, elementi di spicco del cosiddetto clan mafioso dei “barcellonesi” , riconducibile a Cosa nostra e attivo lungo l’area tirrenica della provincia di Messina. I due criminali, attualmente detenuti e condannati per mafia ed estorsioni, erano dediti in particolare alla produzione e commercializzazione di calcestruzzo e conglomerati cementizi, arrivando a possedere ben quattro imprese leader nel settore prontamente sequestrate dagli uomini della DIA, coordinati dal Procuratore Capo Dr. Guido Lo Forte e del Sostituto Procuratore Dr. Vito Di Giorgio. Si tratta della “C.E.P”, la “I.C.E.M”, la “AGECOP” e la “C.P.P”, attraverso le quali venivano sfruttati capitali illeciti e si accaparravano commesse di rilievo, talvolta con metodi estorsivi, a scapito della concorrenza. A tal proposito è opportuno sottolineare l’appalto per il raddoppio ferroviario Messina-Palermo, per il quale la “AGECOP” ha destinato tra il 2005 e il 2007 consistenti quantità di calcestruzzo. Oltre alle aziende suddette, il provvedimento di confisca ha riguardato 3 immobili ubicati a Barcellona P.G. e Castroreale, 2 motocicli,1 autovettura, quote societarie e rapporti finanziari: un patrimonio incompatibile con la situazione reddituale delle famiglie Rao e Isgrò.

 Giovanni Rao, 50 anni, è definito il capo della famiglia mafiosa di Castroreale, legata ai barcellonesi, ed è stato coinvolto nell’ambito delle operazioni “Mare Nostrum”, “Gotha”( 20 di reclusione), “Gotha 2” e “Gotha 3”( 5 anni e 8 mesi di reclusione); secondo il collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, Rao avrebbe preso il posto del boss Giuseppe Gullotti, arrestato alla fine degli anni ’90, mettendosi alla guida dell’organizzazione mafiosa. Nei procedimenti “Gotha” e “Gotha 3” rientra anche Giuseppe Isgrò, considerato “il cassiere del clan” poiché operava come contabile anche per altre aziende controllate dallo stesso Rao: sempre Bisognano parlava di lui come del “factotum e alter ego di Giovanni Rao”, con il quale condivideva l’obiettivo di imporre un monopolio sulle forniture di calcestruzzo nei lavori pubblici e privati.

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