Naso- Tre giorni di festa per celebrare il Santo patrono Cono Abate , domani sera il concerto di Enrico Ruggeri

San Cono e Naso un legame indissolubile, che dura da 875 anni e che viene sempre rinsaldato e rinnovato dall’invocazione che tutti i Nasitani ripetono intorno alle sue venerate reliquie “Na vuci viva razzii San Conu”

NASO (ME) – Sono iniziati a Naso, i festeggiamenti in onore di San Cono, cittadino e Patrono di Naso che avranno culmine con la processione per le via del paese che si terrà domani, alle 13, dopo la celebrazione delle 11.30.  I Nasitani, con alle spalle un nobilissimo passato, si riconoscono oggi in un’unica e reale certezza: la fede e la devozione per il loro Santo. Conone Navacita, grande uomo di fede, simbolo e baluardo della comunità nasense, nacque a Naso nel 1139, dal conte Normanno Anselmo, governatore della Città e dalla nobildonna Claudia o Apollonia Santapau. Ancora ragazzo abbandonò la casa, le ricchezze e si ritirò nel locale convento di San Basilio. Trasferito al convento di Fragalà, nel Comune di Frazzanò, ebbe come maestri spirituali San Silvestro da Troina e San Lorenzo, che lo prepararono al sacerdozio, consentendogli poi di dedicarsi alla vita eremitica. Al monastero, venne richiamato dall’elezione di Abate, e più tardi andò pellegrino in Terra Santa. Sulla via del ritorno in Calabria, gli furono attribuiti alcuni miracoli, e rientrando a Naso, seppe che la morte dei genitori lo aveva fatto erede dei vasti beni di famiglia. Distribuì tutto ai poveri e tornò alla vita eremitica nella grotta di San Michele. I concittadini attribuirono alle sue preghiere la liberazione da una grave malattia epidemica, che colpiva le orecchie provocando la morte. A ricordo del prodigio nello stemma di Naso, raffigurante un leone in campo azzurro, venne aggiunto un naso in mezzo a due orecchie. Immerso nella preghiera e nella penitenza, all’età di 97 anni, Conone rese l’anima a Dio. Era il 28 Marzo 1236 (Venerdì Santo), quando si udirono suonare le campane senza tocco alcuno, “a nullo tactae sonare”. I Nasitani accorsero alla grotta e fra lo stupore trovarono il Santo in estasi, inginocchiato, con gli occhi rivolti al cielo. Dalle sue mani pendeva una lista luminosa, sulla quale splendevano le parole “Libera Devotos et Patriam a peste, fame et bello et a tirannica dominatione”. Da quel momento i Nasitani, si sono completamente affidati a San Cono e Lui non li ha mai abbandonati. Veniva elevato agli onori dell’altare e nel 1630 Papa Urbano VIII decretava di commemorarlo solennemente.

Tradizioni a parte, ritornando ai festeggiamenti in onore del Santo, è doveroso soffermarsi sulla celebrazione religiosa e sul momento spirituale che l’intera cittadina vive con assoluta devozione e partecipazione grazie all’operato  dell’Arciprete Don Calogero Tascone. Un uomo, ma soprattutto un sacerdote, attento a farsi portavoce delle esigenze della comunità e a rinsaldare le autentiche tradizioni nasensi. Come da tradizione, tre sono le serate dedicate agli intrattenimenti e agli spettacoli organizzati dal Comitato festeggiamenti.  Domani, come anticipato, alle ore 11,30 Messa Solenne e Processione del Simulacro di San Cono con la partecipazione di tutto il Clero, delle Autorità Civili e Militari della Città di Naso, Capo d’Orlando, San Cono (CT) e dei centri viciniori. Ore 21,30 Piazza Roma “Enrico Ruggeri” in concerto, spettacolo offerto dall’Amministrazione Comunale, presieduta dal Sindaco avv. Daniele Letizia.

San Cono e Naso un legame indissolubile, che dura da 872 anni e che viene sempre rinsaldato e rinnovato dall’invocazione che tutti i Nasitani ripetono intorno alle sue venerate reliquie “Na vuci viva razzii San Conu”.

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