L’Ue scivola sull’olio d’oliva tunisino

 Il caso. L’Europa autorizza fino al 2017 l’importazione nel mercato locale di prodotto proveniente dal Nord Africa “per solidarietà” dopo gli attentati terroristici. Caos tra i produttori italiani: “Pronti a bloccare i porti”. Interrogazione Ppe alla Commissione europea

BRUXELLES – Olio d’oliva, terrorismo e immigrazione. Sbarchi, bombe ed export. Sostantivi apparente distanti, ma legati da un unico e scivoloso terreno: quello economico. La Commissione europea ha deciso di facilitare l’export di 35 mila tonnellate di olio d’oliva extra dalla Tunisia verso l’Ue. Perché? Per solidarietà.
“Periodi eccezionali richiedono misure eccezionali”, ha spiegato il capo della diplomazia Ue, Federica Mogherini, sottolineando come la proposta costituisca “un forte segnale della solidarietà dell’Ue nei confronti della Tunisia“, in gravi difficoltà economiche dopo gli attentati terroristici.
“Questa iniziativa è il risultato dell’impegno Ue ad aiutare l’economia tunisina a seguito dei recenti terribili eventi” – aggiungono il commissario europeo all’agricoltura, Phil Hogan e il commissario europeo al commercio, Cecilia Malmstrom, secondo cui l’obiettivo “è quello di creare più posti di lavoro a beneficio della popolazione tunisina“. La proposta, che dovrà passare al vaglio di Europarlamento e Consiglio Ue per ottenere il via libera, prevede una misura temporanea fino alla fine del 2017, che dovrebbe scattare una volta esaurita la quota già fissata di 56.700 tonnellate di olio d’oliva tunisino esente dai dazi doganali. Per il Paese nordafricano questo prodotto rappresenta la prima voce dell’export nell’Ue e ha alle spalle un’industria che fornisce oltre un milione di posti di lavoro, fra diretti e indiretti. “Una beffa per l’olivicoltura italiana e per quella siciliana e del sud in particolare” tuona il presidente regionale della sezione olivicola di Confagricoltura Sicilia, Giovanni Selvaggi. “Siamo pronti bloccare i porti per scongiurare questo attentato all’olio italiano e sollecitiamo i nostri parlamentari europei affinché tutelino un pezzo importante dell’agricoltura Made in Italy, qui si rischia di far saltare in aria l’economia del settore olivicolo”. Un settore, quello olivicolo, già esposto ad una concorrenza al limite della lealtà da parte dei paesi dell’altra sponda del Mediterraneo che riescono a produrre ed esportare in Europa olio d’oliva a basso costo e spesso di pessima qualità, grazie alle maglie larghe della legislazione comunitaria. “Tutto questo è intollerabile e faremo di tutto per fermarlo“, conclude il rappresentante degli olivicoltori siciliani. Un’appello condiviso dalle associazioni di tutta Italia che sono pronte a scendere in campo per tutelare la qualità e il mercato del prodotto locale. Intanto i rappresentati dei cittadini in Europa, investi dal problema, si muovono sul piano politico.  Salvo Pogliese (Ppe-Forza Italia) ha preparato un’interrogazione urgente alla Commissione europea affinché sia rivista la proposta di legge. “Comprendo le motivazioni solidaristiche e sono vicino al popolo tunisino duramente colpito dal terrorismo – spiega Pogliese – ma per aiutare la Tunisia non si può decidere di assestare un colpo mortale ai produttori agricoli europei e soprattutto italiani”. L’interrogazione parlamentare è stata sottoscritta anche dai parlamentari del gruppo italiano del Ppe (Elisabetta Gardini, Salvatore Cicu, Alberto Cirio, Lara Comi, Fulvio Martusciello, Barbara Matera, Stefano Maullu, Alessandra Mussolini, Aldo Patriciello), dall’europarlamentare dell’Ecr Remo Sernagiotto e dal vicepresidente vicario del Parlamento europeo Antonio Tajani

“La volontà di sostenere l’economia in Tunisia e di crearvi nuovi posti di lavoro – conclude Pogliese – non può andare a discapito del comparto oleario europeo e soprattutto italiano, i cui olii sono un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale, già duramente colpito dalla crisi economica e dai danni della Xylella“.

L’eurodeputato catanese Giovanni La Via (Ppe-Area Popolare), presidente della Commissione Ambiente, Sanità e sicurezza alimentare del Parlamento europeo parla di un “autogol della Commissione europea, che per aiutare l’economia tunisina sceglie di sacrificare le nostre produzioni, sottoponendole ad un confronto penalizzante”.

In attesa di racimolare una maggioranza in aula, La Via precisa di voler chiedere “la riduzione della quota e l’inserimento di clausole di reciprocità, per far sì, almeno, che i produttori tunisini rispettino le nostre regole tese ad assicurare gli standard di qualità e di produzione europei, a tutela della qualità del prodotto e della salute dei consumatori europei cercando quindi di limitare i danni della concorrenza sleale dell’olio tunisino”. Lasiciliaweb

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