Gioiosa Marea – Signor Turismo…baciamu li mani!

 Gioiosa, che era leader per arrivi turistici anche internazionali, oggi ha perso ampie fette di mercato e questo polo turistico, oggi non più in voga, considerati i contraccolpi della crisi, ha perso la sua vera posizione che la faceva da padrona,scivolando all’ ultimo posto

di Giuliana Scaffidi

GIOIOSA MAREA (ME) Prendo come spunto le parole di Giovanni Princiotta, espresse in un Consiglio Comunale di tutto rispetto, ove l’argomento principe e’stato il turismo… ed io mi inoltro ben volentieri dentro questa IMPROVVISAZIONE.
Il TURISMO noi non lo sappiamo fare. Non è che lo facciamo male, non lo sappiamo proprio fare.In primis non lo sa fare l’Amministrazione che per turismo non ho ancora capito cosa intende e men che meno quel cittadino investito da responsabilità ” turistiche”. Secondo la mia “blanda conoscenza”, il turismo è principalmente investimento e progettualità. Questo il canale interattivo che spinge molte persone a dissociarsi da quanto emerge nell’attuale non progettualità .Ritornando a Giovanni Princiotta e alla sua proposta…possiamo senza alcun dubbio parlare di progettualità. Ma bisogna progettare a 10 anni. Bisogna lavorare con interventi e con obiettivi mirati. … ed ecco la mia banale proposta: far diventare Gioiosa Marea ed i 4 paesi della costa tirrenica (Patti, Brolo, Piranino/Gliaca, Capo D’Orlando) di pari entità alle CINQUE TERRE.Gioiosa Marea potrebbe e
dovrebbe essere il Comune proponente, di riferimento, aprire tavoli di discussione, soprattutto per i tantissimi posti letto che ” possiede”. Le nostre terre non sono da meno; sono terre splendide, seppur ampiamente sottovalutate, Il nostro Paese è “universalmente ” conosciuto per la grande BELLEZZA PAESAGGISTICA che lo caratterizza e da piccole e non banali tradizioni
che animano il territorio.Questa eredità rappresenta non solo il nostro passato e il presente, ma anche il futuro, con risorse da
tutelare e valorizzare, che ci rendono unici nel panorama comprensoriale. Un territorio come quello nostro dotato di siti storico-archeologici, di paesaggi culturali, di tradizioni storiche, richiede un livello di progettazione adeguato per l’offerta dei servizi culturali/ricreativi, che rendano facilmente fruibili i beni in nostro possesso. Ciò significa, non soltanto rendere accessibili aeree archeologiche, biblioteche, itinerari ambientali,( in sinergia con il parco dei Nebrodi, con i Consorzi e con le Aziende di riferimento ) ma qualificare la rete di servizi primari che ne favoriscano la corretta fruizione:informazione, comunicazione, trasporti, ricettività turistica, ecc.Per poter fare ciò, è necessario crederci ed attivarsi, con impegno e dedizione, con un credo assoluto
che permetta di attingere a forze motrici che spingono. Negli anni, infatti, Gioiosa, che era leader per arrivi turistici anche internazionali, oggi ha perso ampie fette di mercato e questo polo turistico, oggi non più in voga, considerati i contraccolpi della
crisi, ha perso la sua vera posizione che la faceva da padrona,scivolando all’ ultimo posto. Nessun incremento, dunque.
Rilanciare il turismo ed il turismo religioso, giovanile, congressuale, enogastronomico e culturale, significa dunque, creare le
condizioni per sviluppare il Paese in una logica territoriale omogenea, creare occupazione e fare del turismo il più importante
settore “industriale” su cui Gioiosa possa contare per la crescita. Turismo, locomotiva di questo treno fermo da troppo tempo alla solita stazione, assieme alla cultura, che facciano parte di una stessa strategia di sviluppo. Un importante strumento è l’interfaccia con il privato. In raccordo con esso bisogna stabilire dettami organizzativi e di principio, atti a ricostruire situazione oramai decedute ed innovare quelle esistenti. Pubblico e privato per la valorizzazione del nostro patrimonio culturale e naturalistico; affrontare in modo serio il problema dellariorganizzazione del sistema di offerta pubblica,introducendo modelli
di gestione autonomi per rafforzare la capacità attrattiva dei nostro territorio e l’immagine del Paese (il made in Sicily); offrire un sistema organico di promozione, superando l’attuale frammentazione delle proposte che rendono scarsamente attrattivo ovunque Gioiosa. Tutelare e valorizzare adeguatamente, soprattutto in chiave turistica le nostre ricchezze è un dovere, ma al tempo stesso una grandeopportunità.
I termini di paragone ci devono invece servire da ulteriore stimolo per migliorare e innovare ancora in questi settori.Cultura e turismo possono realmente essere un binomio vincente non solo per far uscire Gioiosa dalle secche delle crisi, ma anche per ricondurlo su un nuovo percorso di crescita sostenibile e duratura, Ma al di là delle stime, dei numeri e delle dichiarazioni sulla entità del nostro patrimonio rimangono i fatti.
Da diversi anni il settore culturale soffre per una gravissima sottrazione di risorse, specchio di una sostanziale assenza di
politiche attive di investimento nello sviluppo delle attività culturali, creative, artistiche e della rinuncia ad un efficace tutela
e valorizzazione del nostro patrimonio.decisamente sconsolanti. Quanto poi all’indotto generato e non è un caso se siamo precipitati dal primo posto per incapacità turistica all’ultimo posto in poco più di vent’anni. Il motivo sembra essere questa inadempienza, lungimiranza, incapacità che hanno sovrastato le cose più belle che Gioiosa aveva ed ha a disposizione, con un forte abbassamento della buona pubblicità, per tanto, troppo tempo, sulla cresta dell’onda. Fare Turismo è una cosa seria e questo dovrebbe essere l’unico punto di un programma elettorale che non tergiversi nel nulla e che affondi le sue branche nel dovere di ripristino. Manca una visione strategica dell’operare turistico, dello sviluppo. Entro cui attuare programmi di sostegno e di riforme, capace di garantire un’offerta di qualità e sistemi gestionali del turismo, il quale rischia , ancora di più, di perdere
opportunità. E’ necessario ripartire dal nostro capitale più importante, di penetrazione turistica. Un brand che non può fallire.
Un marchio che ha funzionato perfettamente per attrarre i turisti, far conoscere luoghi minori e cittadine sconosciute, riempire gli alberghi. Dobbiamo rapidamente colmare questo ritardo creando distretti turistici ( se vogliamo equipararci alle 5 terre) e
tematici, sviluppando le reti, come le città del murgo e i circuiti collaterali, che sono fonte di indotto. Creare due eventi importanti ed internazionali, con il Festival del nuovo e del gaio( a titolo esemplificativo), promuovendo, anche con facilitazioni,
l’export di prodotti e servizi, anche attraverso degli E commerce, modello di vendita personalizzato.
Questo ci chiede il mercato. Dobbiamo essere capaci di organizzare e promuovere i nostri punti di forza se non vogliamo scivolare ancora nella classifica turistica. Cultura, turismo, ambiente, non possono essere considerati semplici comparti dell’economia, ma al contrario devono essere posti al centro della programmazione della gestione del territorio. I nostri concorrenti si sono già mossi in questa direzione da anni. Se non attiviamo una strategia alta e forte che punti al lungo periodo in un’ottica di sviluppo rimarremo nel tragico momento in cui versiamo e il quadro attuale è veramente sconfortante.L’industria del turismo,
con forme creative e di accesso a panoramici strategici, può che rappresentare una prospettiva straordinaria e irrinunciabile di nuova occupazione qualificata e di sviluppo del territorio. Ma dobbiamo saperlo fare.

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