La meravigliosa storia di una città e della sua birra: Birrificio Messina, la rivincita di una produzione senza padroni

Questa è una storia a lieto fine. Una storia fatta di impegno, coraggio e determinazione. Ma anche di fatica, lavoro e piccoli passi. Questa è la storia di una città e della sua birra

ambra
MESSINA – Per quasi settant’anni la Birra Messina ha trionfato in Sicilia e all’estero. Unico birrificio siciliano. C’è ancora chi ricorda le tante casse di birra spedite oltre oceano a New York, nel quartiere di Little Italy, ma anche in Australia e in America Latina. Perché la Birra Messina non era solo una birra, ma il sapore e l’orgoglio di una terra. Così, dopo che la Heineken Italia assorbe il marchio nel 1988 relegando alla fabbrica messinese solo l’imbottigliamento, inizia il declino. Fino al 2011, anno in cui la fabbrica (passata a Triscele) chiude e i 40 operai (ex Birra Messina/Triscele) trovano nella cassetta della posta una lettera di licenziamento, presidiano la fabbrica per un anno, sempre davanti ai cancelli giorno e notte alternandosi in una lotta senza fine. La maggioranza getta la spugna, ma quindici di loro non si sono voluti arrendere. L’idea è di “tornare a produrre, senza padroni, la birra della nostra città” investendo tutti i loro risparmi, compresi tfr e mobilità. Nasce la cooperativa Birrificio Messina.
Pronti per ripartire
Una ripartenza segnale di una città che non si rassegna, ma che riparte dalle fondamenta per ricostruire la sua storia. Buttandosi alle spalle la crisi ed i continui cambi di timone che sembravano avere ucciso il “sogno siciliano”. Ma la favola sembra avere un nuovo inizio.Dopo mesi di lavoro i 15 soci sono finalmente pronti per produrre nuovamente birra nella Città dello Stretto. La cooperativa “Birrificio Messina” dovrebbe tornare a stappare le prime bottiglie entro la fine di ottobre, grazie anche ai cittadini che nel giro di pochi mesi hanno donato più di 60.000 euro. Mimmo Sorrenti, presidente della cooperativa e -come lui stesso dichiara- “tuttofare”, mostra il suo entusiasmo: “Un risultato del genere era impensabile per chi non ci credeva. Noi ci abbiamo creduto. Abbiamo trasformato due depositi in locali pronti per ospitare una fabbrica di birra, facendoci carico di ogni lavoro, e abbiamo ricevuto una risposta eccellente da vari enti pubblici e privati. Siamo pronti ad entrare nel mercato partendo dal basso per ritornare a fare birra con più passione di prima”. Intanto il loro marchio è stato presentato anche in occasione di Expo Milano e con l’autunno, dunque, la produzione di birra ripartirà. Si inizia con quattro diverse bottiglie tra cui La birra dello Stretto e la Doc 15. La campagna ha già portato ordini per 50mila ettolitri – che il piano d’impresa prevedeva a regime dal quarto anno di attività. Le richieste sono arrivate non solo dall’area dello Stretto, ma anche dall’Australia e dall’America Latina, dove vivono comunità di emigrati affezionate al prodotto della loro terra d’origine. Una terra sempre pronta a rimettersi in gioco, in bilico tra speranza nel futuro e tradizione.

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