Si fa la conta dei danni dopo il vasto incendio di ieri nelle adiacenze di S. Stefano di Camastra

S. STEFANO DI CAMASTRA (ME) – Il giorno dopo il vasto incendio che ha colpito i due ingressi verso S. Stefano di Camastra, non rimane che fare la conta dei danni di tanti ettari di terreno andati in fumo. Sono servite ore ed ore di intervento da parte di tutti gli uomini intervenuti per poter contrastare la grande emergenza venutasi a creare, in quanto il fronte di fuoco si è diviso in due parti, dapprima ha colpito il territorio di contrada Colonna del comune di Reitano, a ridosso dello svincolo autostradale di S. Stefano di Camastra, mentre un altro esteso rogo ha interessato le contrade di Falcò, Tria, Aria, ricadenti su territorio di S. Stefano di Camastra. Il primo incendio ha preso il via alle prime luci dell’alba e si protratto fino a metà mattinata, mentre nel frattempo ne divampava un altro sul versante opposto che ha creato non pochi problemi alla circolazione stradale e anche a quella ferroviaria. I soccorsi sono stati coordinati dall’architetto Venuto della Protezione Civile, di concerto con il comandante della Polizia Municipale di S. Stefano di Camastra Antonino Cannata, di Nello Giordano del Corpo Forestale e di altri responsabili di corpi volontari presenti che hanno coadiuvato i Vigili del Fuoco provenienti da varie caserme per dare man forte ai colleghi per spegnere le fiamme. Si è riusciti anche a mettere in salvo una persona anziana, che era all’interno della propria campagna ed aveva difficoltà a mettersi in salvo. Solo nel tardo pomeriggio si è registrata la tregua, grazie anche al supporto dei canadair che hanno effettuato diversi lanci per domare le fiamme. Adesso è il momento di fare la conta dei danni, di questa devastazione che poteva avere conseguenze ancora più gravi. Sono molti i proprietari che hanno visto andare in fumo interi ettari di terreno fra vegetazione e superficie coltivata. Intanto, cresce la rabbia nei confronti dei piromani. Parlare di individui che appiccano incendi volontariamente resta difficile senza prove certe. L’emergenza è conclusa, resta l’amaro in bocca per i danni, i raccolti perduti, il paesaggio fortemente provato e per i responsabili che la faranno franca. Un primo passo sarebbe vietare ogni attività sulle superfici boschive andate in fumo.

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