Lo smart working è un vantaggio, anche per il recruiting

Messina – Durante il lockdown primaverile, come durante i lockdown “light” autunnali, lo smart working ha permesso e sta permettendo di garantire la continuità del lavoro, per non bloccare del tutto l’economia del Paese, pur consentendo allo stesso tempo di ridurre i contagi da Covid-19.  La flessibilità, la possibilità di ridurre i costi di gestione degli uffici, l’opportunità di bilanciare meglio la vita professionale con quella privata, la possibilità di aumentare la produttività senza peculiari investimenti: questi sono alcuni dei principali benefici del lavoro agile, capaci, dati alla mano, di superare gli ostacoli. I quali, soprattutto durante i primi mesi di adozione dello smart working in via emergenziale, non sono stati pochi: si pensi alle difficoltà di organizzare un ufficio in casa, o al problema di dove conciliare la gestione dei figli con l’attività lavorativa. O ancora, molti manager faticano, ancora oggi, a costruire un sufficiente rapporto di fiducia con i propri dipendenti, indispensabile per la riuscita dello smart working. I “pro”, in ogni caso, sembrano tali da superare questi “contro”. E questo accade persino nel mondo del reclutamento del personale: nemmeno qui, infatti, la necessità dello smart working ha fermato o rallentato il normale processo di selezione di nuovi dipendenti. Certo, per un selezionatore è importante poter interpretare anche il linguaggio non verbale durante i colloqui di lavoro, per capire qualcosa in più sui candidati. Questo rende le semplici chiamate telefoniche del tutto inadatte per il processo di selezione, ma non crea particolari problemi nel momento in cui si possono effettuare delle videochiamate. Sembrerebbe, dunque, che la necessità di effettuare dei colloqui da remoto non abbia influenzato in modo particolarmente negativo il lavoro di chi si occupa dell’individuazione di nuovi talenti da inserire in azienda. A dar manforte a questa visione c’è anche un’interessante ricerca di VMware e Vanson Bourne, la quale afferma che nel nostro Paese, per il 60% dei decision maker, il reclutamento di talenti di alto livello è stato reso persino più semplice, soprattutto nel caso delle minoranze (64%) e dei genitori che lavorano (87%).

Be the first to comment on "Lo smart working è un vantaggio, anche per il recruiting"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.