Mafia e appalti nel calatino ad opera della famiglia La Rocca

SAN MICHELE DI GANZARIA (CT) – Questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, coadiuvati dai colleghi di Venezia e del 12° Nucleo Elicotteri, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo su richiesta della locale Procura Distrettuale, nei confronti di (nella foto da sinistra verso destra): Gioacchino Francesco La Rocca, nato a San Michele di Ganzaria (CT), 42 anni, Giampietro Triolo, nato a San Michele di Ganzaria (CT) , 53 anni; Gaetano Triolo, nato a Caltagirone (CT), 42 anni; Achille Soffiato, nato a Padova, 39 anni; Mauro Scaramuzza, nato a Venezia, 55 anni. Gli arrestati, sono ritenuti responsabili  dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni e concorso esterno nell’associazione mafiosa.

L’attività investigativa è partita quando sono iniziati i lavori di costruzione della SS 683 Licodia Eubea-Libertinia. L’indagine ha permesso di accertare che i lavori di edificazione del 1° stralcio “Variante di Caltagirone” per un tracciato complessivo di 8,7 Km, era stato aggiudicato per una somma di 111.819.091 euro dalla Associazione Temporanea di Imprese (A.T.I.) costituita da: F.I.P. Industriale di Padova; L&C Lavori e costruzioni di Alcamo (TP); Tecnolavori S.r.l. di Palermo.

 

A quanto è emerso dalla indagini, la FIP, impresa di rilevanza internazionale e capo fila dell’A.T.I., e per essa il responsabile del cantiere Achille Soffiato e  l’amministratore delegato, direttore tecnico e consigliere, Mauro Scaramuzza, avrebbe favorito e affidato dei lavori in sub appalto per importanti e considerevoli cifre a società come la “To Revive” e la “Edilbeta Costruzioni” controllate dalla famiglia mafiosa operante nel calatino dei “La Rocca” per mezzo di Gioacchino Francesco La Rocca, figlio di “Ciccio” attualmente detenuto, a capo dell’omonimo clan affiliato a “Cosa Nostra”.

Dalle acquisizioni documentali è emerso che su circa 36 milioni di euro subappaltati,un milione di questi sono giunti direttamente alla ditta TO REVIVE, gestita da Gioacchino Francesco La Rocca, già condannato per 416 bis.

Al fine di eludere la normativa antimafia, Soffiato e Scaramuzza, con la complicità di funzionari dell’ANAS, ed in particolare di un impiegato dell’ufficio contratti, del direttore dei lavori e del responsabile unico del procedimento nonché direttore del compartimento di Catania, hanno ingiustificatamente frazionato i contratti di subappalto stipulati dalla FIP con le predette società in modo che ciascuno di essi non superasse la soglia di 154.000 euro oltre la quale diventavano obbligatorie le informative e la certificazione antimafia.

Gioacchino La Rocca, per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, ha attribuito fittiziamente al cognato Giampietro Triolo e a Gaetano Triolo la titolarità della ditta TO REVIVE, della quale aveva invece la diretta gestione. I carabinieri hanno ordinato il sequestro preventivo delle società “To Revive s.r.l.” e “Edilbeta Costruzioni” con affidamento a custode giudiziario per la gestione delle ditte.( SI)

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